Sunday, 24 April 2011

politica e marketing: quando le scelte che riguardano il bene di tutti vengono trattate alla stregua di scelte da massaia/massaio al supermercato

Ho letto proprio oggi un articolo di Carmine Saviano sul sito di Repubblica che parla di come molti candidati alle elezioni non presentino associati al proprio nome i simboli dei partiti che li supportano.

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Quando lavoravo nelle ricerche di mercato vedevo team di professionisti lavorare per mesi su come sviluppare una strategia di comunicazione efficace per lanciare un prodotto, per rendere un prodotto più appetibile di altri, per far sì che il massaio e la massaia al supermercato comprassero proprio quel prodotto e non un altro in virtù di promesse (su un livello più o meno "inconscio") di bellezza, figaggine, importanza bla bla bla. "quando compro x mi sento figa", "quando compro y mi sento intelligente e forte"... e poi al Lidl compri la stessa cosa prodotta nello stesso stabilimento ma con una confezione brutta e sfigata venduta in posto brutto e sfigato che ti fa sentire brutto e sfigato (ma di certo con più soldi in tasca a fine giornata, uh yeah)

Ora (oddio non proprio ora...in realtà da lungo tempo ormai) esiste il marketing POLITICO. E fioriscono corsi e master in tutto il mondo per insegnare ai giovini di fresche e genuine speranze come sviluppare una campagna di comunicazione politica che faccia vincere tizio o caio a prescindere da cosa sia quello che questi vuole proporre in parlamento, in giunta comunale o nel consiglio della biblioteca rionale.

E così un simbolo affianco al proprio nome rischia di attivare nella mente del votante associazioni NEGATIVE che il candidato non si vuole vedere appioppare NONOSTANTE nella vita pratica a concreta riceva supporto mo...netario ehm ehm ops volevo dire mo...rale proprio da quel gruppo politico che si fa scudo dietro a QUEL SIMBOLO.
I simboli sono strumenti potenti. Semplici, diretti. Hanno un potere evocativo incredibile.
A volte fanno comodo, a volte (come ora) danno alquanto fastidio.

é un po' come una persona sposata che prima di uscire la sera con gli amici si toglie la fede al dito

BUUUUU

e così chi vince é chi si é potuto permettere il team  marketing più costoso...
povero Aristotele... d'altronde il filosofo viveva in un mondo di dimensioni ben diverse in cui la democrazia era forse più facile da mantenere... mah.


Il presupposto della costituzione democratica è la libertà, tanto che si dice che solo con questa costituzione è possibile godere della libertà, che si afferma essere il fine di ogni democrazia. Una delle caratteristiche della libertà è che le stesse persone in parte siano comandate e in parte comandino.  [...]Questi dunque sono i caratteri comuni a tutte le democrazie, e da quella che unanimemente si concorda essere la giustizia secondo i canoni democratici (cioè che tutti abbiano lo stesso secondo il numero) deriva quella che più di ogni altra sembra essere democrazia e governo di popolo. L’uguaglianza consiste nel fatto che non comandino più i poveri dei ricchi, che non siano sovrani i primi soltanto, ma tutti secondo rapporti numerici di uguaglianza. E questo sarebbe l’unico modo per ritenere realizzate l’uguaglianza e la libertà nella costituzione.
(Aristotele, Politica, in C. A. Viano (a cura di), Politica e Costituzione di Atene di Aristotele, U.T.E.T., Torino, 1992, pp. 273-274)

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