Ho appena ricevuto questa mail. Oddio non so chi me l'abbia mandata ma é interessante
ecco di seguito il copia e incolla meglio noto come control c control v che chissà perché continuo imperterrita a ripetere nel cervello ogni volta che digito quei pulsanti. vabbé.
Sono divenuto vecchio senza accorgermene, infatti
ricordo come se fosse ieri, ed erano cinquanta anni orsono, quando
avevo tredici anni e visitai a Torino i festeggiamenti per il
Centenario dell’Unità d’Italia, accompagnato da mio padre nel mio
ultimo viaggio con lui già gravemente ammalato, ma volle accompagnarmi
a celebrare un momento epocale della nostra storia.
Come pure conservo
gelosamente nella mia biblioteca un’antologia di scritti patriottici,
con in copertina una coccarda tricolore, che venne distribuita
gratuitamente a tutti gli studenti italiani.
Erano lontani anni luce
le revisioni dei neoborbonici e le scriteriate proteste
secessionistiche della Lega.
Per Italia ’61 a Torino fu approntata un’
avveniristica monorotaia, si potette assistere al circorama ad un
emozionante documentario sulle nostre regioni (le fasi emozionanti di
una corsa a Monza o l’ingresso trionfale nel golfo di Napoli in aereo
tra Vesuvio e via Caracciolo), vi erano un’infinità di ristoranti dove
si potevano gustare i manicaretti caratteristici di ogni località della
penisola.
Si respirava ovunque un grande entusiasmo, perché non si
festeggiava soltanto l’Unità, ma soprattutto il grande progresso
economico della nazione: l’oscar della moneta alla lira, lo
straordinario successo delle olimpiadi di Roma, le ultime a misura di
uomo, il lavoro che aumentava, le autostrade che crescevano come
funghi, le riforme, i grandi cambiamenti nel costume, lo stupefacente
miracolo economico.
Dopo cinquanta anni la situazione è radicalmente
cambiata con una disoccupazione dilagante, il calo demografico, le
fazioni politiche impegnate in una lotta senza esclusione di colpi, il
crepuscolo delle coscienze, l’epicedio dei valori.
Come i 100 anni
furono contraddistinti da allegria e partecipazione, così i 150
sembrano distinguersi unicamente dall’eclisse della speranza e dalla
negazione del cammino percorso assieme.
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